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Gaylife
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La guida alla provincia di Bari


I PRIDE ARRIVANO ANCHE A BARI.
l 28 giugno 1969, a New York, per la prima volta gli omosessuali si ribellarono alle angherie e ai soprusi della polizia contro di loro e contro i luoghi da loro frequentati. A partire da quella data, cominciarono ad organizzarsi, in tutto l’Occidente democratico (in Italia a partire dal 1971), movimenti per la rivendicazione dei diritti umani e civili delle persone perseguitate o discriminate a causa del loro orientamento sessuale. Ed è in ricordo di tale ricorrenza che si svolgono ogni anno in tutto il mondo le manifestazioni del “Gay Pride”.

Bari è stata scelta da tutte le Associazioni omosessuali italiane come sede per ospitare il Pride Nazionale 2003. Per la seconda volta, dopo Napoli nel '96, un'altra città del Mezzogiorno, ha ospitati il 'Pride'. Caratterizzata da un ruolo di collegamento tra l’Occidente e l’Oriente, la città di Bari è un punto strategico non solo per il coinvolgimento delle persone che vivono nel meridione italiano, ma anche per i cittadini dei paesi nei Balcani e di tutto il bacino mediterraneo.

Concerti, dibattiti, conferenze, rassegne cinematografiche e non solo. Sono tante le manifestazioni collaterali hanno fatto da preludio alla sfilata finale del Gay Pride. L’attenzione non è stata focalizzata solo sulla città, ma ci sono statu incontri e iniziative in tutta la provincia. Il Gay Pride ha ottenuto il patrocinio gratuito da parte della regione Puglia. Non sono mancate le polemiche.


DOVE E COME: LA GUIDA AI LOCALI
Sono davvero pochi i locali nella provincia di Bari interamente dedicati ad un pubblico gay o dichiarati gay-friendly. In questa piccola guida cercheremo di tenervi aggiornati sul "dove" e "come" della gaylife barese. Consulta l'articolo locali e cruising in "GuidaExtra".


"SONO PERSONE PERBENE". IL PRIDE ENTRA NEI CUORI DEI BARESI
08 Giugno 2003 - La Repubblica
È festa in tutto il centro "Sono persone per bene" di Davide Carlucci.
Tra i baresi, prima diffidenti, poi curiosi e infine convinti. Solo qualche insulto "È la prima volta che si vede qualcosa di nuovo in questa città" Maria e Giuseppe Amoruso, entrambi pensionati e baresi, assistono alla parata, in corso Vittorio Emanuele, come se fosse una festa patronale un po´ originale, l´ultima trovata di una città che sta cambiando. Chiediamo un parere e vanno in tilt, non sanno che cosa rispondere, è come se tanta stranezza in un colpo solo li avesse resi afasici. Ma poi si riprendono: «Siamo curiosi di vedere», dice lui. Insieme hanno maturato la convinzione che «non è colpa loro, è una malattia che può capitare a tutti». Scandalizzati? «No». Però, confessa lei, tutti quegli omosessuali in tenuta quasi adamitica «sono curiosi da vedere». E se la ride.

Ci ha messo poco, la Bari profonda, quella degli anziani tradizionalisti e dei giovani da curva ultrà, a familiarizzare con la macchina gioiosa e colorata dell´orgoglio omosessuale. Molti si aspettavano una fiera delle atrocità, una carrellata di offese al senso del pudore. E invece si sono divertiti a vedere tutti questi ragazzi arrivati da ogni parte d´Italia, lesbiche, omosessuali ma anche etero, saltare, ballare, cantare a squarciagola, ebbri di felicità. «Eppure in televisione abbiamo visto le immagini del Gay Pride a Milano ed erano un po´ sconce», confessa Filomena Carofiglio, casalinga, a braccetto con suo marito Umberto Pesce, che come lei approva: «Siamo venuti a vedere per curiosità. È la prima volta che si vede qualcosa di nuovo in questa città». Vicino piazza Diaz, la gente s´affaccia alle finestre: dai carri arrivano baci e saluti, e loro rispondono sorridendo.

«Una cosa normalissima - dice un signore in canottiera, accompagnato dalla moglie – Ognuno ha la sua vita». I barman sono contenti: «Se stiamo facendo affari? Lei che dice?», dice Benito Cassano del Bar "La Rotonda", mentre, trafelato, prepara l´ennesima granita di limone affogata nel thè. «Finché va così, finché è una cosa pacifica, a me va benissimo». Simile il commento di Taddeo, che ha il bar su largo Chiurlia, all´ingresso di Bari vecchia: «Sì, c´è sempre qualche ignorante che non capisce. Ma se il Gay Pride è questo, non ci trovo niente di male». Sergio, informatico di 40 anni, è addirittura «orgoglioso di essere qui». È vero, Simeone Girone, anziano pensionato, la trova «una pagliacciata». Non mancano i lazzi, gli sfottò, le provocazioni dei baresi più sanguigni. Ma nella maggior parte dei casi, sono all´insegna della bonarietà. Due camerieri, per esempio, si barricano dentro la pizzeria "Enzo e Ciro" e s´inventano una canzoncina sui "panzerotti gay". Ma Umberto Morfini, giovane informatico con fidanzata a seguito, osserva che «è stata un´ottima iniziativa organizzare il Gay Pride in un contesto non ancora pronto ad accettare le diversità». Accanto a lui, dice, un paio di ragazzi fanno commenti del tipo: «Quello lì lo storpierei, quello lo prenderei a calci».

Gli stessi, intervistati, sono un campione di "politicamente corretto": «Secondo me l´iniziativa è buona – dice uno di loro – La libertà ci dev´essere. L´unica cosa che mi dispiace è che la sinistra, come al solito, deve strumentare tutto». Piazza Prefettura: passa il camion dei "moto-leather", i feticisti estremi che amano vestirsi in mimetica. Due di loro si baciano appassionatamente, toccandosi anche. «Oddio, che schifo!», salta su una ragazza. A Bari vecchia, un gruppo di mamme abbraccia Nichi Vendola: «Bravo, grazie». Via Sparano: «Bella, bella assai, mi piace», dice Claudio Fresca, giovane trendy in compagnia di Antonella. Piazza Diaz: «È una festa, una cosa bella, gente piena di vita», dice Nico Saponaro, in bici. Imma Battaglia, leader romana delle lesbiche, è pazza di gioia, nel suo carro, quello del Gay village: «È una giornata assolutamente speciale. Bari non era abituata a vedere cose del genere e ha reagito benissimo. Questa manifestazione segna un´epoca: d´ora in poi i gay, le lesbiche, i trans del Sud, non avranno più paura di uscire allo scoperto». L´unico neo, in una giornata di accoglienza trionfale, è stato «il saluto romano di un gruppo di donne fasciste baresi. A vederle, ho provato una grande tristezza. Come può una donna far suo un segno di violenza?». Per Mimmo Pantaleo, segretario della Cgil, «la cosa veramente bella è stata la reazione della città, una risposta a chi voleva creare un clima di intolleranza e pensava che Bari si lasciasse coinvolgere». Per Franco Grillini, presidente onorario dell´Arcigay, «la reazione della città dimostra la plateale, evidente e inconfutabile sconfitta di personaggi dell´estrema destra che appartengono al museo degli orrori. Hanno provato fino all´ultimo a creare tensione. Invece, la città ci accolti benissimo. Al di là della più rosea delle previsioni».
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Via Giandomenico Petroni 33 - 7 Bari
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Tel 080.5542139

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