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Una raccolta di curiosità che non mancheremo di aggiornare nel tempo. L'idea è quella di proporre una serie di "fotogrammi" su fatti e persone che in qualche modo hanno un legame con la città.
IL FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA A TRANI
Gli anni ‘50-‘60 furono i più brillanti per Trani, che veniva considerata il capoluogo della mondanità meridionale, e che ospitò il 1° Festival della canzone italiana. Sul palcoscenico tranese, negli anni a seguire, si esibì un gran numero di cantanti famosi dell’epoca (tra tutti Mina). Nel 2000, con “C’era una volta… il Festival di Trani”, si è svolta un’importante kermesse rievocativa degli antichi fasti, con la presenza di grandi big del passato. Esperienza positiva che è stata riproposta anche quest’anno.
LA FESTA DELLE CATERINETTE
Organizzata per la prima volta nel 1956, il suo scopo era di far gareggiare le sartine tranesi tra loro, nel corso di una serata all’insegna della spensieratezza e del sano divertimento. Il successo ottenuto fu tale da ripeterla annualmente. Il 25 Novembre, festa di S. Caterina, protettrice delle sartine, è l’occasione per una sfilata dei lavori artigianali di pregiata fattura, realizzati dalle sartine tranesi e presentati da giovani indossatrici dilettanti. Tale iniziativa (a cui hanno partecipato anche grandi personaggi dello spettacolo) è divenuta nel tempo un tradizionale appuntamento con la moda e l’artigianato tranese.
BARISANO DA TRANI
Scultore italiano (attivo nella seconda metà del sec. XII). Oltre alle porte bronzee (scompartite in formelle divise da cornici decorate) delle cattedrali di Trani e di Monreale, firmate, gli si attribuisce anche la porta della cattedrale di Ravello. La successione cronologica delle tre porte, di cui solo quella di Ravello è datata (1179), è controversa. Gli studi più recenti danno come prima la porta di Ravello, seguita da quelle di Trani (ca. 1185) e di Monreale (ca. 1190). Nelle opere del Barisano, che per la tecnica di esecuzione sono più vicine all'oreficeria che alla scultura (sottili lastre metalliche applicate su fondo ligneo), sono rintracciabili influssi della decorazione bizantina e araba, insieme a ricordi classici tipici della scultura romanica del Meridione, più evidenti nella porta di Monreale.
WINE BAR. IN PRINCIPIO ERANO I TRANI, LE OSTERIE DEL POPOLO
Erano gli anni Sessanta quando Giorgio Gaber cantava "Trani a gogò", raccontando l'atmosfera delle osterie economiche e modeste che vendevano vino sfuso alla periferia di Milano. Un'abitudine cominciata all'inizio del Novecento, quando le botteghe che proponevano assaggi al bicchiere a poco prezzo iniziarono a esporre le insegne con le scritte "Trani e Barletta", o soltanto "Trani" per indicare la provenienza dei vini sfusi, che arrivavano appunto dal quelle cittadine del Sud Italia. Sembrerebbero essere proprio queste osterie il precedente più prossimo dei moderni wine bar, se non fosse per l'esistenza di un antenato ancora più illustre: il "bacaro" veneziano. In queste taverne, spesso vecchie di oltre quattro secoli, si servono ancora oggi i famosi "chicheti": calici di vini locali accompagnati da un assaggio dei piatti rustici e saporiti della cucina veneziana tradizionale, dal baccalà ai crostini. Luoghi di ritrovo popolare, ma anche rivendite al dettaglio delle bottiglie, i "trani" e i "bacari" sono stati affiancati negli anni Settanta e Ottanta dalle enoteche, fiorite in gran numero soprattutto nelle grandi città e nei pressi delle zone di produzione più importanti dei vini italiani, come la Toscana e il Friuli. Semplici bottiglierie, che col tempo sono diventate boutique sempre più raffinate in cui trovare etichette di qualità e vini rari. |
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