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COMUNITA' EBRAICA TRANESE I documenti più antichi della permanenza degli Ebrei in Trani consistono in un privilegio di re Guglielmo II (1166/1189) e nella conferma fattane dall'Imperatore Enrico VI con un diploma del 1195, con cui veniva posta sotto la speciale sorveglianza dell'Arcivescovo la "Giudecca" di Trani. Gli Ebrei, sagaci ed operosi, pur traendo per se stessi notevoli profitti dal cambio, con tale attività fornirono al movimento commerciale di Trani un contributo di fondamentale importanza, tanto che la loro cacciata nel secolo XVI può essere considerata fattore determinante della progressiva decadenza dei traffici della città.
Che gli Ebrei costituissero già allora una nutrita colonia che meritava il nome ufficiale di Giudecca è un fatto che autorizza l'ipotesi di una residenza dell'elemento semitico in Trani già da diversi anni prima. Come ogni altra colonia straniera, gli Ebrei occupavano un proprio quartiere di Trani: la Giudecca, incominciando da Porta Antica, si estendeva per un lato fino a Scolanova e per un altro fino all'odierna Chiesa di S. Anna, comprendendo ben quattro sinagoghe, che dopo la loro trasformazione in chiese avvenuta ai tempi di Carlo III (1384/1386) presero il nome di S. Leonardo Abbate, dei SS. Quirico e Giovita (oggi S. Anna), di S. Pietro Martire e di S. Maria di Scolanova. Ebbero anche un proprio cimitero, che si estendeva fuori dalle mura al di là dell'odierna chiesa di S. Francesco, all'inizio della strada che portava allora alla penisola di Colonna.
Trani è il faro dell'ebraismo in tutta la Puglia, ma anche nel mondo; il più antico codice ebraico è nato a Trani da Isaia il Giovane e sono due i grandi maestri dell'ebraismo mondiale che vi hanno vissuto: Isaia da Trani nel tredicesimo secolo e Mosè da Trani nel sedicesimo secolo. Nella storia più recente in Puglia, che mostra nel 1940 un episodio a Sannicandro Garganico di conversione collettiva che ha portato numerosi pugliesi in Israele, la piccola comunità ebraica di Trani è oggi un riferimento per tutta la regione.
FRANCESCO LOTORO Francesco Lotoro, pianista italiano nato a Barletta nel 1964, ha studiato presso l’Accademia F.Liszt di Budapest con Kornel Zempleni, perfezionandosi altresì con Viktor Merzhanov, Tamas Vasary e Aldo Ciccolini. Internazionalmente riconosciuto come uno dei pianisti virtuosi tecnicamente più agguerriti, didatta di altissimo livello, si è specializzato nella letteratura pianistica di J. S. Bach, del quale suona l’integrale de Il Clavicembalo ben Temperato, Suites Francesi, L’Arte della Fuga e Concerti per 1,2,3,4 pf e orchestra, mentre ha trascritto per 2 pf ed inciso la Musikalisches Opfer, la Deutsche Messe e i 14 Canoni BWV1087. La sua ricostruzione musicale e letteraria del Weihnachtsoratorium per Soli, coro e pianoforte di F. Nietzsche (eseguito ed inciso sia con il Coro della Radio Svizzera Italiana che con l’Ars Cantica Choir) è considerata un classico della filologia musicale contemporanea. Nel 1995 ha costituito l’Orchestra Musica Judaica con la quale ha inciso (per la prima volta in lingua italiana) l’operina Brundibàr di H. Kràsa realizzandone numerosi allestimenti teatrali. Impegnato nella letteratura pianistica prodotta durante gli eventi più drammatici del Novecento, a 30 anni dall’occupazione della Cecoslovacchia (1968-1998) ha raccolto ed inciso tutte le opere pianistiche e cameristiche scritte da A. Pinos, P. Pokorny, P. Eben, ecc., a seguito dei fatti che posero fine alla Primavera di Praga. In qualità di pianista, organista, direttore di coro e d’orchestra, ha inciso Musica Judaica, ciclo di 18 CDs contenenti l’intera produzione musicale composta nei campi di concentramento d’Europa, Asia e Nord-Africa durante la Seconda Guerra Mondiale. Ha completato la 8a Sinfonia di E. Schulhoff per pianoforte e coro maschile (incisa nel Ciclo Musica Judaica). Recentemente ha composto l’opera in 2 atti Misha e i Lupi, ispirata alla vita di Misha De Fonseca. Attualmente sta completando il Dizionario della Letteratura Musicale Concentrazionaria e la realizzazione pianistica del Tractatus Logico-Philosophicus di L. Wittgenstein.
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